Worlds Festival Un istante prima dell'alba - Storia dalla Siria


Incontri & Letture

La guerra siriana nella sua crudezza ma anche la vita che resiste, grazie a tanti piccoli gesti eroici ma sconosciuti. È questa la quotidianità di Aleppo, e a raccontarcela sarà un testimone d’eccezione: padre Ibrahim Alsabagh.

Il significato di Aleppo nel conflitto siriano
La città di Aleppo è l’emblema della sofferenza dei civili e della devastazione. Caratterizzata prima del conflitto da un clima di convivenza interreligiosa, è stata contesa per quattro anni tra ribelli islamisti, esercito regolare siriano, milizie sciite e curdi. Durante questi quattro anni, gran parte della città è stata sotto il controllo degli islamisti, che hanno cercato in tutti i modi di distruggere questo clima pacifico tra cristiani e musulmani di varie confessioni, semplicemente puntando ad annientare la stessa comunità civile. Liberata dall’esercito siriano nel gennaio 2017, Aleppo tenta tenacemente di far rivivere la sua tradizione di comunità dialogante.

Aleppo è legata al Ticino
La dolorosa vicenda di Aleppo ha commosso e coinvolto profondamente il nostro cantone, a tal punto che la campagna di aiuti organizzata dal Giornale del Popolo ha raccolto quasi 900’000 franchi, via via direttamente consegnati ai frati francescani della Custodia di Terra Santa, rimasti ad Aleppo ad aiutare la popolazione.

Le opere
Oltre alla distribuzione di acqua, cibo e medicine, sono state ricostruite case e ospedali, sono stati creati progetti di micro-credito per i giovani decisi a mettere su famiglia e sono state aiutate opere educative. In effetti, secondo i frati, “le famiglie, e soprattutto i bambini, sono il futuro della Siria”.

Perché questa ostinazione?
Perché restare in una zona di guerra tanto devastata e pericolosa? La risposta di padre Ibrahim Alsabagh ci spiazza: “Rimaniamo perchè chi è partito abbia un luogo dove tornare”.

Una testimonianza diretta per capire e sperare
Padre Ibrahim ci darà informazioni di prima mano sugli sviluppi della guerra ad Aleppo e sulle sofferenze del suo popolo, ma ci dirà soprattutto come la gente, grazie all’aiuto concreto delle opere di carità, non abbia perso la speranza, continuando a ricostruire un futuro per i propri figli.
Lui è un testimone, non un partecipante al conflitto. La sua è una cultura, e un’umanità, tutta tesa a far rinascere la pace.

Nella grande confusione di questo conflitto pieno di informazioni contrastanti, la testimonianza diretta di chi ha vissuto questi quattro anni di occupazione è un’occasione molto rara per capire meglio quanto è accaduto e sta accadendo in Siria.